Trama
“Oxford, la città delle guglie sognanti“
Da Canton ad Oxford
Robin è ancora un bambino quando nel 1829 si abbatte su Canton una terribile pestilenza che stermina la sua famiglia. La pestilenza avrebbe ucciso anche lui se un misterioso uomo non fosse giunto appena in tempo per salvarlo con una magica tavoletta d’argento che, attivata col semplice suono di una parola pronunciata prima in francese e poi in inglese, lo ha miracolosamente guarito. Da questo momento la vita di Robin cambierà radicalmente. Il suo salvatore è il professor Lovell, un prestigioso accademico di Oxford che porta con sé Robin nella sua dimora londinese dove per anni lo istruisce con severo rigore e intransigenza nelle lingue antiche (greco e latino) e moderne (inglese e cinese). Perché tutto ciò? Perché proprio Robin? A che fine? Lo scopo è uno solo: Oxford “the city of dreaming spires” dove si trova Babel, il prestigioso Royale Istiute of Translation. Il professor Lovell prepara Robin all’ammissione a Babel, fruttando il suo essere un madrelingua cinese, affinché diventi un prestigioso traduttore. Così, dopo anni di studio inteso, Robin è pronto e col professor Lovell partono alla volta di Oxford. Ma quali ombre si celano dietro la città dalle guglie sognanti?
“la pestilenza […] aveva colpito Canton come un’onda anomala e dai moli portuali si era presto insinuata nelle aree abitate dell’entroterra. Il quartiere del bambino si era arreso nel giro di poche settimane e intere famiglie erano decedute nelle loro case senza che nessuno potesse farci nulla. Quando il professor Lovell si allontanò dai vicoli di Canton con il bimbo in braccio, tutti coloro che abitavano lungo quella stessa strada erano già morti.”

Babel, l’argento e i segreti della traduzione
Giunto ad Oxford, Robin incontra Ramy, Victoire, e Letitia, altri ragazzi del primo anno che come Robin parlano più lingue. In particolare Ramy e Victoire proprio come lui provengono da paesi stranieri e sono stati portati a Oxford per contribuire, con la loro conoscenza della lingua natia, al sapere del Royal Istitute of Translation. Gli studenti di lingue studiano nella torre di Babel che svetta sulla città. Qui studiano per imparare a lavorare l’argento: è su questo infatti che si basa tutta la potenza dell’impero britannico. L’argento ha in sé una magia che può essere sfruttata col potere delle parole: incidendo le tavolette d’argento con una parola e la sua traduzione in un’altra lingua, si genera un potere che risiede proprio nello scarto semantico inevitabile nel passaggio da un codice linguistico all’altro. Più Robin studia, più comprende i segreti della traduzione. Ci sono però altri segreti che iniziano a venire a galla sempre più. Per Robin, sarà l’incontro con Griffin, il suo fratellastro, e con Hermes, la società segreta di cui Griffin fa parte, a costringerlo a guardare in faccia la cruda realtà: le ombre dietro la città dalle guglie sognanti, la violenza e l’ingiustizia al servizio delle quali la lavorazione dell’argento viene asserita per alimentare la potenza Britannica.
Quanto si è disposti a fare per difendere ciò in cui si crede?
L’impero britannico soggioga i paesi dai quali sa di poter ricavare argento: non conosce morale, non conosce limiti, la sua avidità è senza freni. Robin inizia a vedere e disprezzare l’ingiustizia su cui si fonda il privilegio britannico, di cui, studiando a Babel, ormai favorisce. Attraverso Griffin ed Hermes però può portare avanti una resistenza, inizialmente silenziosa ma inseguito destinata a sfociare in una guerra aperta. Robin potrà contare suoi suoi amici? C’è modo di scardinare un sistema così corrotto ma così potente? Fino a che punto Robin è disposto a spingersi per difendere i valori in cui crede per difendere il bene e il giusto? Può uno studente lottare contro un impero?
“Capì che, in effetti, la rivoluzione è sempre inimmaginabile. Disintegra il mondo come lo si conosce. Il futuro non è ancora scritto e trabocca di possibilità”

